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Team ASD Scatenati 2015

KTM ASD Scatenati - Giampiero Monti e il tempo per pensare

Inserito il 17 agosto 2015 alle 08:30:00 da roberto. IT -

È l'anima rando degli Scatenati. A lui non sembra di fare nulla di speciale ma i suoi racconti calamitano l'attenzione dei compagni di squadra in tutte le occasioni conviviali. Fa parte della Nazionale Italiana Randonneurs ed è uno dei pochissimi italiani ad aver completato tre Randonnées Mondiaux negli ultimi quattro anni. Il suo sogno? Come per tutti i randonneur è la mitica Race Across America. Ma intanto…


Giampiero Monti in azione [ph archivio G. Monti]

Giampiero Monti

Nato a: Forlì
Il: 5 ottobre 1957

Residente a: Forlì

Stato civile: sposato con Emanuela da 23 anni

Specialità: randonneur

Altezza: 1,70 m

Peso forma: 63 kg

Attività lavorativa: dentista

Squadre ciclistiche:

2000-2003 Vecchiazzano (Amatore)
2004-2006 Opera (Amatore)
2007-2011 Tartana Bike (Amatore)
2012 X-Bionic (Amatore)
2013-2015 KTM ASD Scatenati (Amatore)

Risultati in circuiti di granfondo:

2004 Prestigio

Principali brevetti conseguiti:

2009 Sorrento-Tropea-Sorrento (1000 km)
2011 Parigi-Brest-Parigi (1250 km)
2012 1001 Miglia Italia (1610 km)
2013 Londra-Edimburgo-Londra

17 agosto 2015 - Dopo qualche stagione da granfondista, Giampiero Monti si è lasciato affascinare dalle randonnée. Un modo di pedalare che ti permette di staccare completamente e di immergerti in sensazioni uniche. Serve tanta testa per gestire la fatica, il sonno e per superare i mille imprevisti che possono presentarsi. Dai primi brevetti di 200 chilometri è arrivato a conquistarsi la maglia della Nazionale Italiana ARI (Audax Randonneur Italia). Ogni quattro anni è necessario portare a termine i brevetti di qualificazione di 200, 300, 400 e 600 chilometri per vestire l'azzurro nel quadriennio successivo e aver diritto a partecipare alla mitica Parigi-Brest-Parigi (PBP, lunga  1250 km). Giampiero l'ha affrontata una prima volta nel 2007, ma dopo quattro giorni di pioggia incessante arrivò fuori tempo massimo al cancello dei 1000 chilometri e fu costretto al ritiro. Ha dovuto aspettare altri quattro anni per saldare quel conto e prendersi la sua rivincita. Grazie a quell'impresa, oggi è uno dei pochissimi italiani (4 su un totale di 450 randonneurs della Nazionale Italiana ARI) ad aver portato a termine nel periodo 2011-2014 i tre brevetti dello Europe Challenge: la citata PBP, la 1001 Miglia Italia (1610 km) e la Londra-Edimburgo-Londra (1480 km).

Giampiero, raccontaci come e quando è nata la tua passione per il ciclismo?

Ho giocato a calcio fin da ragazzino, poi ho fatto il liceo classico e avevo poco tempo per divertirmi, dovevo studiare. Dopo ho fatto medicina e ho lasciato definitivamente perdere il pallone. Così ho ereditato la bici di mio padre. Poi mi sono sposato e sono arrivati due figli e finché non hanno avuto 5 anni facevo al massimo 1000-2000 chilometri all'anno.

C'è un personaggio che per te come ciclista è stato determinante?

In realtà no. Ho avuto l'occasione di avvicinarmi al ciclismo tramite mio padre che in bicicletta c'è sempre andato, ma non ha mai appoggiato le mie avventure. Spesso in famiglia cercano di convincermi a non farle. Mia moglie è contraria perché si preoccupa, mio figlio resta indifferente, mentre mia figlia è l'unica che mi incoraggia ogni volta con il suo in bocca al lupo.

Qual è stato il percorso che ti ha portato alle randonnèe?

Ho iniziato nel 2000 con le granfondo ma presto mi sono reso conto che c'era troppa gente e rischiavo di farmi male. Poi io miglioravo i miei tempi ogni anno ma ero sempre più indietro in classifica e c'era qualcosa che non mi tornava. Forse non è il mio mondo, pensavo.

Nel 2004, tramite la rivista Cicloturismo, partecipai alla crociera sul Nilo organizzata da Tonino Scarpitti e pedalai la "Granfondo del deserto". 170 chilometri in tre tappe lungo una specie di autostrada con un gran caldo e perfino una tempesta di sabbia. Fu una bella prova terminarla, soprattutto di testa, e alla fine arrivammo in 10, divisi in due gruppetti. Lì ho fatto amicizia con altri ciclisti, che poi ho rivisto, e forse quello è stato lo stimolo a cambiare tipo di gare. Quell'anno conquistai il Prestigio, poi mi sono reso conto che le granfondo non facevano più per me.

Hai un preparatore di riferimento?

Nelle trasferte in camper mi accompagnano Massimo Casadei e Daniele Laghi. Sono una coppia vincente e divertentissima. Daniele poi è il mio mentalist coach e trova sempre le parole giuste nei miei momenti di crisi.

Essendo medico ho sempre cercato di curare l'alimentazione ma ho sempre fatto di testa mia. Quest'anno, insieme Massimo Casadei, sono stato dal suo amico nutrizionista Jader Fabbri per avere qualche consiglio. Jader non mi ha dato una dieta ma mi ha insegnato il giusto modo di alimentarmi. Mi ha rivoluzionato la vita: sono calato 7 chili e ho trovato un grosso giovamento. Il mio problema era la crisi dopo 250 chilometri e con la corretta alimentazione mi ha aiutato a gestirla.

Quanto tempo riesci a dedicare alla bici ogni settimana?

Forse faccio anche troppo per il tempo che riesco a trovare per allenarmi. I brevetti minori mi servono per accumulare chilometri ma di solito finisco la stagione facendone circa 10000. Ricordo che nel 2011, alla Parigi-Brest-Parigi, la sera prima di partire parlai con un romagnolo che aveva fatto la RAAm (Race Across America, la traversata coast to coast degli USA): lui aveva già percorso 14000 chilometri, io 7000! Tanto per dire… D'inverno vado in palestra. Poi col cambio dell'ora esco il martedì e il giovedì. Il sabato faccio il lungo, poi la domenica giro di scarico con gli amici al mare.

La vita del randonneur è solitaria, immagino.

Io sono un chiacchierone e mi piace parlare con gli altri, non in salita ovviamente, ma ci sono personaggi molto particolari che non parlano nemmeno sotto tortura. I Veneti, per esempio, non riesci a farli parlare! Ora anche qui è aumentata un po' la competizione che prima non c'era e sinceramente questo non mi piace tanto. Sta arrivando tanta gente dalle granfondo.

Quello che conta è che ho visto posti bellissimi. Ho visto mezza Italia e in bici vedi cose che non puoi vedere in nessun altro modo.

L'esperienza ti aiuta molto. Ci vuole molta testa. Solo provando impari e finché non provi non puoi capire.

Una curiosità da ciclista: com'è pedalare di notte?

Quando ero alla Tartana Bike, in aprile andavamo in Sardegna con Scarpitti. Ho fatto un 200, un 300 e un 400 attraversando tutta la Sardegna fino a Villa Simius. Il ricordo più bello delle pedalate notturne è quello dei profumi. Una volta ero con un Toscano che mi diceva «ma se viene fuori un cighiale?» «Stai tranquillo», gli dicevo io. Poi arrivammo in cima a una collina dove c'erano solo le pecore. Un posto bellissimo che in nessun altro modo avrei mai visto.

Poi devi gestire il sonno. Io preferisco fermarmi e dormire 2 o 3 ore. Ma succede anche di non dormire: le due notti, per l'adrenalina, le tieni. Ma questo aspetto cambia da persona a persona, ognuno ha il proprio metabolismo.

Se si vogliono fare le randonnée occorre anche investire su delle buone luci per la bici, è molto importante. Poi devi essere sempre molto attento, ben riconoscibile.

E il rientro al lavoro, il lunedì mattina?

Dopo le prove più dure riesco a dormire in camper durante il viaggio di ritorno e arrivo a casa fresco e riposato. Tanto che a volte mia moglie non crede che abbia fatto davvero quel che ho fatto.

Futuri obiettivi?

Io vado un po' a sensazioni e a stimoli. Il sogno di ogni randonneur è sempre la RAAm. Il problema è che diventa abbastanza difficile perché molto costosa e servono degli sponsor che io non ho. In Romagna l'hanno fatta già parecchi è so che è costata sui 35.000 euro: serve una crew di 8-10 persone, un camper, un'auto con bici di scorta al seguito, senza parlare di un anno da dedicare ad allenarsi seriamente. Il sogno sarebbe arrivarci a 60 anni, ma visto che sarà un po' impossibile nel frattempo cerco sempre di fare cose nuove.

Quando vado via per tre-quattro giorni per fare queste randonnée stacco da tutto e ho tempo per pensare. Sono sensazioni che non si possono spiegare.

Penso che nessuno di noi abbia dei limiti. Quando fai queste cose e riesci, poi tendi ad alzare l'asticella. L'importante è trovare sempre una sfida nuova.

Un episodio divertente?

Ero alla Rando della Pace ad Assisi (600 km). Avevo digerito male la cena e decisi dormire un paio d'ore. Era notte fonda e mi fermai in un albergo consigliato dagli studenti. Mi guardavano tutti in modo strano, perché ero in giro in bici a quell'ora con le luci in testa. L'albergatore mi chiese un documento ma io avevo solo il tesserino. «Con quello non la posso mica fare entrare» mi disse, così telefonai a casa per farmi dare il numero della patente da mia moglie.

Un'altra volta, sempre di notte, mi si spense il gps e quando mi fermai per guardare il roadbook cartaceo mi accorsi di averlo perso. Così accesi tutte le luci che avevo e tornai indietro a cercarlo. Lo ritrovai sulla strada dopo 2 chilometri.

E invece il ricordo più bello?

Quando alla Parigi-Brest-Parigi del 2011 sono ripassato con un giorno di vantaggio nel punto in cui mi ero ritirato nel 2007 e mi sono messo a piangere. Poi ho pedalato tutto l'ultimo chilometro al telefono con mia moglie per dirle «ce l'ho fatta». Ho voluto condividerlo con lei che aveva visto cos'avevo passato quattro anni prima per colpa dell'inesperienza e della pioggia.

Poi ricordo quando dopo essermi rotto la clavicola ho finalmente appoggiato tutte e due le mani sul manubrio: è stato bellissimo.

Infine, cos'è per te il ciclismo?

Passione. Testa. Amicizia.

Io vedo negli Scatenati veramente un gruppo di amici. Tutto merito di Stefano Laghi (il Presidente, nda) che riesce a gestire tutte queste persone lasciando ognuno libero di andare in bici come si sente. Quando facciamo le cene gli altri vogliono sentire le mie storie ma non mi sembra di far niente di speciale rispetto a quelli che vanno forte alle granfondo. Una volta Stefano mi ha premiato e io non capivo perché. Lui mi ha detto «tu fai cose che nessuno di noi fa mai.»

Lo ringrazio perché ho trovato un bel gruppo di amici. Come ogni squadra abbiamo il gruppo WhatsApp e regolarmente tutti mi danno la carica per affrontare queste cose. È molto  bello, spero che non finisca mai.

Grazie per la chiacchierata Giampiero, è stato un vero piacere. In bocca al lupo!

Informazioni:

Gli Scatenati - sito ufficiale

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